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Quelli che se ne vanno e quelli che restano

“restanza (Restanza) s. f. 2. Negli studi antropologici, con particolare riferimento alla condizione problematica del Sud d’Italia, la posizione di chi decide di restare, rinunciando a recidere il legame con la propria terra e comunità d’origine non per rassegnazione, ma con un atteggiamento propositivo.”
La definizione con fonte Treccani.it centra in pieno l’argomento del restare.

Andare via a volte è necessario per trovare nuove opportunità lavorative, per cercare i propri spazi o alimentare la propria ambizione; ma per quanto possa sembrare una scelta difficile fare le valigie e partire a volte è la scelta più facile.
È facile infatti prendere una decisione e partire, andare. Certo sicuramente cambiare abitudini, cambiare lavoro, cambiare amicizie è un percorso emotivamente importante, spesso non immediato, ma solitamente chi prende la decisione di imbarcarsi in una nuova avventura, in un nuovo luogo lo fa per una scelta a lungo termine, per evolvere personalmente in un ambiente più adeguato, più evoluto appunto.

Il difficile troppo spesso è “restare”, scegliere di prendere tra le due la strada che inizia dritta ed asfaltata ma che nasconde dietro la prima curva molte insidie e un manto irregolare, difficile da percorrere, che logora ogni passo avanti che fai, che ogni giorno ti fa pensare “ma chi me l’ha fatta fare”.

C’è poi la possibilità di restare ed adeguarsi ad un territorio poco evoluto e retrogrado che ti porta ad adattarti al sistema, ad adagiarti ed a trovare spazio in una società che non vuole cambiare, che vuol mantenere logiche e metodi antichi, non vuole spostarsi da quella zona di confort territoriale che da sempre la contraddistingue, fatta di favori, di nomi pesanti, di logiche medievali.

Ho vissuto tutti gli anni della mia vita nel sud Italia, a Crotone, 62.000 anime, un potenziale immenso dato dal mare e dalla storia Magno Greca eppure invece di evolvere, di crescere, di diventare più ricco questo territorio sta continuando ad andare indietro come i gamberi, i motivi? Tantissimi!
Primo fra tutti le influenze esterne, la mancanza di opportunità di confrontarsi con il mondo esterno per concessione di flussi turistici, di università o di lavori qualificanti che permettono un turnover di una parte di popolazione che porta esperienze, opportunità e contaminazione.

L’evoluzione è un cambiamento esponenziale, è difficile da innescare, da fare partire.. ma una volta avviato permette di modificare profondamente tanti aspetti di determinati ambiti, di alzare l’asticella ed una volta alzata l’asticella tornare indietro porta inevitabilmente a notare il cambiamento.

Vi ripropongo un intervento video del Febbraio 2019 in cui si parlava proprio di restanza.